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La scomparsa di Gino Papuli

(g.p.)
Gino Papuli

Il socio UGIS Prof. Ing. Gino Papuli è deceduto il 19 giugno scorso, nella sua Terni, dopo una breve malattia. Aveva 86 anni.

La famiglia ce lo ha comunicato con due scarne righe di e mail, così come era nello stile di Gino.

Ha detto di lui il sindaco di Terni, Paolo Raffaelli:

"Con Gino Papuli scompare, ma resta per sempre nella memoria della città, un uomo buono, un grande intellettuale, un cittadino esemplare. La comunità ternana si stringe intorno alla famiglia in questo momento di grande dolore".

Questo è il testo del telegramma inviato dal Sindaco Paolo Raffaelli alla famiglia, appena appresa la notizia del decesso dell'Ing. Papuli.

"L'Ing. Papuli ha rappresentato una figura chiave nella storia culturale ed industriale del '900 ternano. I più lo ricordano forse come l'infaticabile costruttore di una teoria e di una pratica dell'archeologia industriale che ha fatto, grazie a lui, di Terni una delle capitali di questa disciplina. Altre città al mondo possono vantare la storia industriale di Terni ma pochissime hanno potuto avere a disposizione, per leggerla e trasmetterla, un uomo della cultura e della passione di Gino Papuli. Gino tuttavia non è stato solo un maestro e fondatore dell'archeologia industriale: tecnico validissimo, tecnologo, ingegnere vero della più pura tradizione novecentesca ternana, docente universitario, giornalista, poeta. Nessuna di questa identità è separabile dall'altra. Le sue "poesie siderurgiche" sono tutt'uno con l'operazione che ha monumentalizzato la grande Pressa, con il lavoro tecnologico dentro la fabbrica, con l'infaticabile e prestigiosa attività nella Società Internazionale di Archeologia Industriale. E poi non si è mai tirato indietro quando c'era un contributo diretto di idee e di impegno da dare a favore della città: fino a pochi giorni fa ha rappresentato il Comune di Terni, Istituzione a cui era legato da un sentimento profondo di cittadino all'antica, all'interno del Comitato di indirizzo della Fondazione Carit. Aveva chiesto di uscirne per le avverse condizioni di salute che c'è lo hanno strappato. La sua assenza ci mancherà, la sua memoria continuerà ad arricchirci. Siamo tutti orgogliosi di essere suoi concittadini".

Il quotidiano telematico “Terni in rete” (http://www.terninrete.it/) ha scritto di lui:

“Cordoglio negli ambienti culturali ternani per la morte di Gino Papuli, 86 anni, ingegnere, uno dei maggiori esperti italiani nel settore della forgiatura dei metalli per le esperienze maturate nelle acciaierie ternane. Era considerato uno dei pionieri dell'archeologia industriale italiana. E' stato anche autore di volumi in cui coniugava i valori umanistici con la realtà tecnologica. Tra i suoi libri, nel 1980, ha pubblicato “Il grande manlio di Terni” e nel 1999 “La pressa in piazza” in cui descrive le vicende del monumento collocato in piazza della stazione, a Terni, da lui fortemente voluto. Il sindaco Paolo Raffaelli ha espresso alla famiglia il cordoglio della città definendo lo scomparso come una figura chiave nella storia culturale e industriale ternana del '900”.

Così lo ha ricordato Il Manifesto: “Considerato uno dei pionieri dell'archeologia industriale italiana, Gino Papuli è morto a ottantasette anni. È stato, tra l'altro, autore di volumi in cui aveva saputo coniugare i valori umanistici con un contesto più prettamente tecnologico. Ingegnere di formazione, era diventato uno dei maggiori esperti italiani nel settore della forgiatura dei metalli grazie alla esperienza maturata nelle acciaierie di Terni. Papuli è stato membro della commissione nazionale per i beni archeoindustriali del ministero dei beni culturali e titolare della cattedra di archeologia industriale all'Università di Lecce. Direttore responsabile di «Ingegnum», ha pubblicato nel 1980 «Il grande manlio di Terni» e nel 1999 «La pressa in piazza» in cui descrive le vicende del monumento collocato in piazza della stazione a Terni, che lui stesso volle insistentemente”.

Arduo tracciare un profilo di Papuli, che noi dell’UGIS ricordiamo per la partecipazione ai nostri convegni, alle nostre visite di studio, alle nostre assemblee, per i suoi interventi sagaci e pieni di buonsenso. Telegrafico e estremamente diretto nei suoi scritti. Un esempio del suo stile lo ritroviamo nelle risposte che dette al questionario sottoposto ai soci (e pubblicato su questo sito) in occasione del 40esimo anniversario della nostra associazione.

Come hai conosciuto l'Ugis?

“La mia attività di divulgatore ha avuto inizio negli anni Cinquanta su "Sapere" e poi su altre riviste tra cui "Civiltà delle macchine". L'iscrizione all'Albo dei Giornalisti (Pubblicisti) è del 5/7/1955. La mia lunga collaborazione a "La Stampa" ha avuto inizio nel marzo del 1970. C'era Rinaldo De Benedetti (Didimo) che considero il mio Maestro.

Cosa significa per te farne parte?

“Ho avuto notizia dell'esistenza dell'UGIS alla fine degli anni Settanta; ed ho chiesto ed ottenuto l'ammissione a Socio nel 1981. Ho sempre considerato l'UGIS un prezioso mezzo di arricchimento professionale ed umano.

Ne hai tratto vantaggi professionali?

“La mia “Guida al giornalismo scientifico” (ERI-RAI 1992) ha avuto la prefazione del compianto Giancarlo Masini”.

Papuli è stato uno dei pionieri dell’archeologia industriale, non solo italiana. Sua l’idea di recuperare una enorme macchina industriale del passato, una grande pressa idraulica per fucinare l’acciaio. Fu in uso alle acciaierie della città umbra dal 1935 al 1993. Quando venne dismessa, Papuli si oppose alla sua distruzione. La recuperò, la restaurò e la fece porre, nel 1999, sulla piazza della stazione ferroviaria di Terni, come emblema dell’industrializzazione del territorio e come testimonianza dell’apporto di ingegno e di lavoro della comunità locale.

Numerose le commemorazioni di Gino Papuli. Fra queste, quella ufficiale, nel salone del Comune di Terni, alla presenza delle massime autorità cittadine.

Molti i siti di centri di studio o di associazioni sportive che lo hanno ricordato. Fra questi quello del 120esimo Reggimento artiglieria motorizzata, quello stesso che fu inviato sul fronte russo, durante la seconda guerra mondiale, in appoggio alla Divisione Celere. Il giovane Papuli, vi prestò servizio con il grado di sottotenente. Fu uno dei pochi che tornarono a casa.

Ha narrato la sua odissea in alcuni racconti ospitati da Giulio Bedeschi nel libro “Fronte russo: c’ero anch’io”. Sul sito http://www.centoventesimo.it ( pulsante “reduci” nella barra delle applicazioni) c’è una lunga intervista fatta a Papuli alcuni anni fa che mette in luce le sue qualità di tecnologo e storico e archeologo della tecnologia, di combattente, ma soprattutto di uomo e di poeta.


In ricordo di Gino Papuli

Paola De Paoli
di Paola De Paoli

Chi arriva in treno a Terni, uscendo dalla stazione si trova di fronte, imponente e massiccio, un monumento di svariate tonnellate ivi trasportato per volontà di un concittadino: la pressa delle Acciaierie di storica memoria, dismessa e salvata dalla rottamazione da GINO PAPULI, il socio Ugis scomparso prematuramente lo scorso giugno 2008.

Ingegnere per vocazione e dedito a questa professione presso quelle Acciaierie che lo videro giovane e nel tempo aperto ad attività culturali di insegnamento e di diffusione della cultura scientifica, Gino si iscrisse all’Ugis verso la metà degli anni ’70, accolto nel nostro sodalizio su proposta dell’allora presidente Giancarlo Masini a testimonianza dei suoi servizi giornalistici pubblicati periodicamente da “La Stampa”. Profondo conoscitore delle evoluzioni tecnologiche che segnano i percorsi innovativi della società, conscio delle esigenze che il progresso e le scoperte scientifiche impongono per un corretto trasferimento dell’informazione, Gino fra l’altro fu autore di una sorta di breviario rivolto all’attenzione dei giovani giornalisti: una fatica encomiabile, che tuttavia scarsa fortuna ebbe sul piano della diffusione.

Aperto al rispetto della tradizione e conoscitore delle implicazioni culturali che il patrimonio artistico rappresenta per le civiltà passate e future, Papuli fu anche promotore di una pubblicazione locale dedita ad una cosiddetta “tecnologia culturale” che diresse nei suoi ultimi anni fino a pochi mesi dalla sua morte. Con cadenze alterne e il tentativo di rispettarne una diffusione bimestrale, “ Ingenium” era una rivista con ampi spazi di aggiornamento per “addetti ai lavori” e sollecitazioni trasparenti fra le righe ad approfondire gli argomenti proposti.

E’ in questo contesto che Papuli lanciò le sue idee sui valori del “Patrimonio artistico industriale”, a futura memoria dei posteri e ad insegnamento di un passato che nel presente può rivivere. Idea che dalla “Pressa” recuperata ritroviamo nei convegni anche internazionali da lui promossi a Terni sul tema dell’Architettura Industriale, argomento che diffuse anche insegnando all’Università di Lecce.

Gran signore per educazione e formazione professionale, aperto al dibattito sereno con gli amici e fedele sostenitore delle nostre finalità associative; accompagnato nella vita domestica da una moglie insostituibile, la sua Jole – pittrice e anche poetessa – della quale soleva inviarmi a Natale un augurio che tuttora conservo e cui il tempo con il passare degli anni aveva progressivamente offuscato le capacità visive; un figlio ormai lontano del quale era fiero: questo era Gino. Un socio che malgrado l’accumularsi dei doveri familiari riusciva a dedicare il suo impegno personale alla realizzazione delle attività associative. L’ultimo suo sforzo, e di grande successo, fu due anni fa – per il 40° Anniversario della fondazione dell’UGIS – l’organizzazione del “Seminario di Aggiornamento Professionale” per i nostri soci, realizzato a Terni nel Giugno 2006. Noi oggi lo rivediamo come allora, grati per i valori che ci ha trasmessi.