
C'erano, un tempo, le leggende metropolitane a tradizione orale, fatte di frasi sussurrate all'orecchio, piene di si dice e sembra che, di pissipissi-baubau, di ammiccamenti, di persone indicate e non indicate. Sembra che la tale ., si dice che il tale e giù storie incredibili, dense di una grande quantità di particolari e di dettagli, quasi sempre piccanti, dei quali si arricchivano ogni volta che venivano riferite. Storie inverificabili per le quali era inapplicabile la regola aurea del cronista per il quale ogni notizia deve rispondere alle famose cinque domande. Storie, soprattutto, senza tempo (Ma quando è accaduto? Risposta: un po' di tempo fa, non so di preciso quando), e senza luogo (Dove è accaduto? Risposta: Non so, qui in città. O forse a .)
Ci sono delle associazioni che si occupano di verificarle e di sfatarle. Fra queste c'è anche il CICAP. Risultati pratici? Molto modesti. Nel senso che si arriva, sì, a stabilire la falsità di una storia, ma la gente continua a crederci e a riferirla, vera e propria fiaba per adulti, quasi che il rifugiarsi nel fantastico e nel magico (o presunto tale) aiuti a superare i timori esistenziali. Come i bambini che reclamano una favola per addormentarsi e superare l'ancestrale paura del buio e quell'angoscia del passaggio dalla veglia al sonno perché l'inconscio avverte che dal sonno alla morte è un picciol varco, canta Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, e longus somnus definisce Orazio l'ultimo appuntamento della nostra vita.
Nell'era del villaggio globale, nell'era di internet la leggenda metropolitana ha assunto respiro internazionale, addirittura intercontinentale. Ha abbandonato la tradizione orale per quella scritta (spesso scritta molto male), si è arricchita di foto, di citazioni, quasi sempre autoreferenziali, di rinvii a siti scarsamente affidabili, che dànno a questa bufala una parvenza di veridicità e di autenticità. E, sempre più spesso, la bufala viene strumentalizzata a fini politici, economici, culturali.
Questa è la storia di una e-mail, una delle tante catene di sant'Antonio che viaggiano in rete, rimbalzate da un indirizzo all'altro e che di regola tutti cestinano senza neppure leggere. Ma questo messaggio non ha la parvenza delle solite catene, parla di un argomento di attualità, l'energia pulita a basso costo, e di un motore che funziona con l'aria compressa. Me l'ha girata un politico mio amico un po' perplesso dinanzi all'argomento.
Domanda di rigore: tu cosa ne pensi? Già, cosa pensare quando un tizio promette di montare questo motore su un'auto in grado di percorrere un centinaio di chilometri con una spesa inferiore all'euro. Probabilmente che il messaggio promozionale è esagerato.
Però .
Però conviene vedere come farebbe un giocatore di poker un po' temerario quando sa che l'avversario ha il bluf facile.
E allora si vede di tutto e di più, come dice la pubblicità della Rai.
Un passo indietro. Al Motorshow di Bologna, nel 2001, viene presentata una nuova auto, una citycar, chiamata Eolo. Ha una particolarità abbastanza sconvolgente: è azionata da un motore ad aria compressa, immagazzinata in alcune bombole da sub, ricaricate (quando l'auto è ferma in garage) con un compressore alimentato ad energia elettrica. Secondo il progettista e costruttore, che afferma di essere un ex ingegnere di formula uno che ha lavorato alla Williams, quest'auto dovrebbe percorrere cento chilometri con un costo di 0,77 euro (ma la corrente elettrica per azionare il compressore chi la paga?), raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di dieci ore consecutive (non si dice a quale velocità: non certo a quella massima!). Dallo scarico esce solo aria fredda, a circa 20 gradi centigradi che, in estate, può essere utilizzata per il climatizzatore della vettura.
Le prove dell'auto non furono entusiasmanti perché dicono i bene informati - si fermava dopo poche decine di metri. È ancora da mettere a punto, si difendeva il costruttore che annunciava l'inizio della produzione per la primavera del 2002 in uno stabilimento a Rieti. Ma la produzione dell'auto non è mai decollata, chi ha investito soldi nell'impresa ha fatto causa all'organizzazione francese cui fa capo l'ex ingegnere di formula uno, i 74 dipendenti dello stabilimento della Eolo, dopo un periodo di cassa integrazione, sono stati licenziati. Da allora, la Eolo è scomparsa dal panorama economico italiano ed europeo, il sito ufficiale dell'auto risulta in vendita. Tutto finito? No, della Eolo si parla ancora: nelle email inviate agli addetti ai lavori, nelle catene di Sant'Antonio, nelle battute di svariati umoristi televisivi e il réfrain di ogni testo e di ogni gag è il complotto dei petrolieri, delle sette sorelle che avrebbero affossato il progetto per non veder compromesso il loro mercato!
Di fronte a tanta messe di notizie, più o meno vere, più o meno false, e di polemiche su ipotesi, più o meno verosimili, più o meno inverosimili, valeva la pena di indagare. Tanto più che i motori ad aria compressa esistono, sia pure per applicazioni molto particolari. Il trapano del dentista, il martello pneumatico, i locomotori che un tempo venivano utilizzati nelle gallerie delle miniere. C'è anche uno strumento, di fabbricazione statunitense, che gira con l'aria compressa: è un trapano-avvitatrice sul cui mandrino si può montare anche una motosega. È destinato a lavorazioni nei siti non forniti di energia elettrica: ma si scarica dopo pochi minuti di esercizio. Prestazioni, quindi, inferiori ad analoghi strumenti equipaggiati con pile-tampone ricaricabili e la cui autonomia è di qualche ora.
Poiché non sono molto esperto di problemi energetici, ho girato la email incriminata ai soci UGIS nella speranza che qualcuno fosse a conoscenza della cosa.
Le risposte. Qualcuno mi ha detto di rivolgermi alle sette sorelle, qualcuno mi ha preso in giro perché avevo abboccato all'amo ed aggiungeva, giustamente, che solo un demente o un buontempone poteva pensare di realizzare un'auto ad aria compressa, che avrebbe un'autonomia di qualche centinaio di metri e farebbe sedere i poveri occupanti su delle bombe (non bombole) innescate, quando piene. E poi concludeva - le bombole, corazzate come si deve, pesano centinaia di kg. Un altro collega, che non ha realizzato che la mia era solo una richiesta di informazioni, mi ha risposto dicendo che ero passibile di denuncia perché a suo dire diffondevo spam, cioè spazzatura, equiparando la mia email a quelle che riceviamo ogni giorno in quantità industriale con le offerte di vendita più disparate: dal Viagra agli allungatori di pene!
Due colleghi più attenti mi segnalavano due siti. Il primo è il blog di un cacciatore di bufale. Paolo Attivissimo (http://attivissimo.blogspot.com) nel quale si trova tutta la storia di Eolo e i commenti di numerosi lettori, il secondo è il sito di Aspoitalia, cioè della sezione italiana dell'Association for Peak Oil & Gas (http://www.aspoitalia.net).
In questo c'è un articolo di Ugo Bardi, professore associato al dipartimento di chimica dell'Università di Firenze, con il quale ho avuto uno scambio di e.mail per alcuni chiarimenti. Bardi parla diffusamente dei motori ad aria compressa attualmente in uso. Ma si tratta di tecnologie improponibili per un loro impiego in movimento. Il propulsore ideato per Eolo non sarebbe, inoltre, economico. Per soprammercato, c'è un problema non indifferente. Un gas compresso espandendosi, si raffredda (ricordate i -20° allo scarico?) con conseguente formazione di ghiaccio nei tubi del propulsore, se non addirittura nelle turbine. La sostanza del giudizio di Bardi, in estrema sintesi, è questa: per il momento Eolo non circola per una serie di problemi tecnici (e non di politica energetica come pretende qualcuno). Non è escluso, ovviamente, che circoli in futuro ma sul suo rendimento e, quindi, sulla sua economicità e vantaggi rispetto alle propulsioni tradizionali e a quelle alternative (idrogeno, metano, gpl), esprime serie riserve.
Della Eolo si è occupato recentemente anche il settimanale Economy. Il suo giudizio non si discosta da quelli fin qui riportati. Aggiunge, però, che analoga sorte dell'azienda di Rieti hanno subito altre imprese tentate in altri paesi europei. Per il momento, quindi, non avremo l'auto ad aria.
Ho aperto questa nota parlando di leggende metropolitane. Ce n'era una che circolava quando facevo il liceo: un po' mi faceva sorridere e un po' sperare. È una storiella che vedeva come protagonista una severissima professoressa di matematica che, a tempo perso, se la faceva con alcuni alunni. Era una storia a luci rosse che si arricchiva di particolari conturbanti ad ogni passaggio. Una di quelle colossali balle che uno dimentica quando ha raggiunto la cosiddetta età della ragione.
Ma poi è accaduto davvero, alcune settimane fa, in una scuola media del Milanese.
Chissà? .