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Passerella di scienziati in settembre a Venezia per la sesta conferenza sul futuro della scienza

I virus, i nemici invisibili

A colloquio con Umberto Veronesi

Marco Pivato
di Marco Pivato

Dal 19 al 21 settembre Venezia ospiterà la sesta conferenza sul futuro della scienza [http://www.futureofscience.org/ ], organizzata dalle fondazioni Uberto Veronesi, Giorgio Cini e Silvio Tronchetti Provera. L'argomento di quest'anno sono i virus, e il titolo è “The invisible enemies”. Come nelle scorse edizione, sull'isola di San Giorgio sfilerà una kermesse di scienziati di primo ordine, tra cui Luc Montagner e Robert Gallo oltre ai principali virologi mondiali. Il presidente del comitato Umberto Veronesi spiega la filosofia che ha ispirato il tema di quest'anno.

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi

Professore perché la conferenza di ques'anno è dedicata ai virus?

«Negli anni Settanta ci eravamo cullati nell'idea che oramai le malattie infettive fossero sparite perchè erano stati scoperti gli antibiotici che avevano debellato sifilide, febbre emorragica, tubercolosi, poliomlielite. Finché un bel giorno siamo stati svegliati bruscamente dall'Aids che è esplosa nell'83 e in 27 anni ha fatto 24 milioni di morti. Il fatto che dopo 27 anni non abbiamo trovato il vaccino per l'Aids la dice lunga. I virus sono imprevedibili. Solo nel decennio passato abbiamo avuto pandemie notevoli, dalla Sars all'Aviaria fino alla recente H1N1. Per questo abbiamo ritenuto l'argomento di grande attualità».

Luc MontagnerRobert Gallo
Luc Montagner e Robert Gallo identificarono l'HIV come responsabile dell'AIDS.

Quale sarà l'obiettivo del simposio?

«Creare una task-force internazionale pronta a: 1) fornire rapidamente informazioni sui nuovi virus; 2) Mobilitare le industrie farmaceutiche a produrre antivirali in tempi record, anche aspecifici; 3) Mettere in moto i sistemi di sanità pubblica con il fine di circoscrivere le pandemie. Siamo sette miliardi di abitanti: il mondo 'globale' oggi offre veicoli veloci ed efficaci alla diffusione dei virus dunque ci vuole un sistema di risposta altrettanto pronto e veloce».

Un buon proposito, ma non rischia di fomentare allarmi e fare il gioco delle case farmaceutiche? Che idea si è fatto, per esempio, del caso H1N1?

«H1N1 si è presentato inizialmente molto virulento e poi ha diminuito drasticamente l'aggressività. Tuttavia nessuno poteva prevederlo. È vero sono stati spesi molti soldi, ma dovremmo chiederci come sarebbe andata a finire se le case farmaceutiche non si fossero adoperate tempestivamente. In ogni caso le multinazionali del farmaco non hanno cavalcato alcun businnes: è stata l'Oms a ordinare progressivamente l'innalzamento dei livelli d'allarme fino al livello di 'pandemia'. Bisogna avere una politica della prevenzione equilibrata e intelligente. Ognuno di noi paga ogni anno molti soldi per le assicurazioni: sulla vita, sulla machina, sulla casa. Nessuno lo considera stupido, e preferisce pagare piuttosto che trovarsi tutto a un tratto senza un tetto, una macchina e niente da lasciare ai figli».

I virus sono esseri viventi o semplici robot chimici che affidano le proprie funzioni vitali alle cellule parassitate?

«La controversia è difficile da risolvere in poche parole. Io ritengo però i virus esseri viventi di fatto, anche se operano come parassiti. Del resto ogni essere vivente ha bisogno di nutrirsi a scapito di qualche altro essere vivente: l'uomo, sia vegetariano che onnivoro, mangia prodotti viventi della natura, magari derivati dal grano, da altre piante o da animali. Dopotutto siamo tutti parassiti su questa terra, siamo parassiti della natura. Teniamo in oltre in conto che il nostro organismo è un ?condominio' fatto anche da batteri e virus. Anzi soprattutto. Appena il 10 per cento di noi è fatto di cellule umane, il restante 90 per cento è composto da batteri, protozoi e virus. Alcuni sono indispensabili alla vita, come i batteri intestinali che digeriscono il cibo. Credo che l'uomo ha ancora una visione eccessivamente antropocentrica. Dovremmo chiederci come vede la natura un virus, e cosa sia per il virus l'uomo».

Nel programma della conferenza ci sono anche tavole rotonde sul legame tra virus e tumori.

«Un altro aspetto importante dei virus è proprio il ruolo nei tumori. Il 20 per cento circa dei tumori sono favoriti da agenti affettivi: papilloma, epatite virale, Aids, herpes sono coinvolti nella genesi di tumori come sarcomi, tumori ai linfomi, al fegato, alla rinolaringe, all'utero. Siamo incerti anche del ruolo dei virus nella genesi dei tumori al seno».

Il recente annuncio di Craig Venter sulla creazione di un genoma artificiale che dia vita a una cellula apre ad applicazioni in campo medico?

«Come nel caso dei vaccini sarebbe possibile creare virus artificiali dal genoma che esprime antigeni per malattie ancora incurabili, ma questa è una strada ancora molto lunga».

Non sarebbe possibile assemblare artificialmente un genoma da introdurre in un virus, a mo' di vaccino, che esprima proteine per silenziare oncogeni e quindi proteggerci dai tumori?

«Creare genomi artificiali abbiamo visto che è possibile. Ma ingegnerizarli al punto da esprimere efficaci proteine antitumorali è un altro conto. Io credo che allo stato attuale non sia possibile. Vedo invece più vicina la possibilità di creare microorganismi che svolgono operazioni più semplici, come ha dichiarato Venter, per produrre biofuels o "mangiare" inquinamento, anidride carbonica e petrolio».

Avete in programma una sessione sull'impatto dei virus sull'economia e la società. Di cosa si tratta?

«È affidata a Massimiano Bucchi, dell'Università di Trento. Discuteremo su cosa succede nel mondo quando scoppia una pandemia: quali reazioni e perché hanno le borse e i mercati finanziari, il turismo e l'economia in generale. Sarà occasione preziosa per iniziare a studiare come prevenire anche questi effetti ?collaterali' delle pandemie».