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Clima

Il 2007 comincia al caldo, è il record dal 1804!

Una nota dell'ISAC CNR
Anemometro

Per il Royal Netherlands Meteorological Institute, il gennaio 2007 è stato il più caldo nei Paesi Bassi da quando esistono le misure meteorologiche strumentali (ovvero dal lontano 1706); lo stesso dicasi per altri paesi del Nord Europa, come Austria, Germania (per i quali è risultato essere il gennaio più caldo a pari merito con il gennaio 1975) e Ungheria. E per l'Italia?

I ricercatori dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima ci confermano che il mese scorso passerà alla storia come un gennaio molto caldo, anche se non è riuscito a scalzare il primato al lontano gennaio 1804, che resta saldamente al comando!

Sempre facendo riferimento alla banca dati di serie storiche dell'Isac, la più completa e attendibile e quella che copre il periodo più lungo per quanto riguarda Italia, va inoltre sottolineato non solo che il mese di gennaio è stato molto caldo, ma anche che le precipitazioni sono state piuttosto scarse, tanto da fare del gennaio 2007 l'undicesimo più secco dal 1800 ad oggi. Per la cronaca, il gennaio più secco di sempre fu il 1925 (seguito da 1916, 1983, 1859, 1989, 1944, 1836, 1993, 1833, 1888).

Altre notizie sull'anomalia di temperature e precipitazioni del gennaio 2007 al sito: http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html.

Per informazioni: Teresa Nanni, Isac-Cnr, Bologna - tel. 051.6399624 - 347.2525416; e-mail: t.nanni@isac.cnr.it; Michele Brunetti, Isac-Cnr, Bologna - tel. 051.6399623 e-mail: m.brunetti@isac.cnr.it


La” profetizzazione” scientifica del clima

di Bartolomeo Buscema - Quotidiano di Sicilia, 8 febbraio 2007
Pluviometro

Il clima del nostro pianeta è il risultato di moltissime interazioni tra l'atmosfera , gli oceani e la terraferma comprese tutte le specie esistenti , per cui è molto estremamente difficile costruire un modello matematico previsionale che contenga tutte le variabili in gioco.

La principale difficoltà di previsione deriva dalla constatazione che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine. È il cosiddetto effetto farfalla : una locuzione di facile comprensione che racchiude in sé la nozione matematica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos.

Nel caso di sistemi complessi ,come quello climatico, non è possibile evidentemente includere anche lo spostamento d'aria causato da ogni singola farfalla .Però così facendo si opera di fatto un'approssimazione delle condizioni iniziali. Orbene, in un sistema caotico, questi errori di approssimazione sono ingranditi ad ogni simulazione di un'unità di tempo, finché il limite sull'errore percentuale del risultato supera il 100%.

Tutto ciò per sottolineare che le previsioni climatiche hanno una scarsa attendibilità se si spingono molto in là nel futuro . Ma evidentemente qualcuno non se ne cura , se ancora ci capita di leggere che: a causa del riscaldamento repentino del nostro Pianeta , una diminuzione dell'acidità degli oceani di 0,7 punti di pH nel 2.250 ( sic !) avrà conseguenze nefaste sulla fauna marina e sulla popolazione ittica.

Corrente del Golfo

Lo ribadiamo sono previsioni che ci lasciano perplessi, che hanno poco di scientifico e molto di profetologico, e che purtroppo alimentano le molte cassandre che con mirabolante lessico precognitivo delineano scenari catastrofici che evidentemente poggiano su inconsistenti previsioni. Noi sentiamo ancora una volta il bisogno di chiarire e sottolineare che ancora non si ha una teoria certa del clima globale: abbiamo in mano alcuni tasselli ma non il mosaico intero.

Ciò anche perchè ,ad esempio, le reti di dati di rilevamento delle temperature al suolo sono concentrate vicino alle grandi città dei paesi industrializzati e non sulla superficie degli oceani che come noto coprono i tre quarti della superficie della Terra. Non si può quindi parlare di temperatura globale media del globo per il semplice fatto che non la si conosce in maniera puntuale. Ed è per tale ragione che anche con simulazioni del clima con i superpotenti computer quale l'Earth Simulator giapponese si danno non singoli valori ma intervalli di valori che palesemente sottendono e rendono evidente l'incertezza di calcolo.

Così si legge che : per “la fine del secolo si prevede un innalzamento della temperatura media del globo compreso tra 1,4 e 5,8 gradi centigradi e un aumento del livello del mare di variabile tra 9 e 90 centimetri”

Oltre all'incertezza delle condizioni iniziali, ossia la “fotografia” attuale dei parametri meteorologici globali, c'è anche l'impossibilità di prevedere come varieranno in futuro i cicli solari, le eruzioni vulcaniche fattori che notoriamente hanno un'influenza sul clima. Per non parlare del ruolo del vapore acqueo atmosferico che non è ancora correttamente definito e che incide per il 95 per cento sull'effetto serra. Solo il 5 per cento è dovuto alla famigerata anidride carbonica, al metano e agli ossidi di azoto.

Le analisi quantitative revisionali bisogna evidentemente farle, ma ci preme mettere in guardia il lettore che i numeri, che hanno in sé un'aura di oggettività e rigore scientifico, spesso consentono di affermare tutto e il contrario di tutto. E che possono ingannare più delle parole trasformandosi in uno strumento potentissimo per far sembrare fatti quelle che sono solo opinioni. Volgendo lo sguardo dal futuro al presente non si può negare che molti ghiacciai perenni hanno incominciato a ritirarsi, che la desertificazione avanza, e che è aumentata la frequenza e la capacità distruttiva di eventi violenti quali tifoni e uragani.

È tutta colpa dell'uomo che con sempre maggiore rapidità immette gas serra in palese urto con la lentezza dei meccanismi di autoregolazione dell'ecosfera.

Rispondere è difficile.

Ma attenti a non abbandonarsi alle emozioni e a lasciarsi catturare da certa profetologia scientifica che spesso presta il fianco alle cassandre di turno. Per ora ci fidiamo solo di quegli scienziati, che in perfetta linea con l'epistemologia scientifica, si basano sull'analisi dei fatti ad oggi osservabili, come la chiara evidenza dell'aumento dell'anidride carbonica, non offrono certezze e lavorano sodo per una migliore conoscenza del clima globale.


Maggiore chiarezza tra scienziati e politici

Verso un programma nazionale sul clima?

Intervista all'accademico dei Lincei Giorgio Fiocco

di Rita Lena - Apcom
Termometro differenziale

“Per affrontare i cambiamenti climatici, come per tutti i problemi a valenza scientifica, sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza nei rapporti tra mondo della scienza e mondo politico”.

A dirlo è Giorgio Fiocco, Accademico dei lincei e docente di Fisica dell'Atmosfera all'Università degli Studi “La Sapienza”. La sua è una presa di posizione ragionata dal punto di vista dello scienziato e su quello che ritiene dovrebbe essere fatto per affrontare l'emergenza clima, proprio nel giorno in cui l'Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, presenta il suo rapporto sui cambiamenti climatici.

“Sarebbe opportuno – continua Fiocco – che i politici adottassero un atteggiamento prudente, ma realistico, e tenessero nel giusto conto l'opinione degli scienziati; e, d'altro canto gli scienziati, a loro volta, dovrebbero evitare invasioni di campo, facendosi portatori di messaggi politici”.

Fiocco, fa notare come nell'attuale Parlamento ci sia una scarsa presenza di personalità scientifiche e che “i finanziamenti alla ricerca dovrebbero essere assicurati sulla base di competenze specifiche e accertate e non di schieramento”, questo per evitare confusione e assicurare che tutte le problematiche vengano affrontate in modo costruttivo.

Riguardo all'emergenza clima, Fiocco si fa più stringente “l'IPCC ha identificato alcuni settori scientifici dove la relazione causa-effetto nei processi climatici è più evidente e altri settori dove le conoscenze sono scarse. Ebbene, è proprio su questi ultimi che converrebbe concentrare l'attenzione di un auspicato, e mai decollato Programma Nazionale sul Clima, che possa assicurare una consistente e autorevole presenza dell'Italia nel contesto internazionale, soprattutto per i peculiari problemi del Mediterraneo e per l'interesse che l'area mediterranea (criticamente coinvolta nei temuti processi evolutivi del clima) riveste per il nostro paese”:

Passando per una valutazione scientifica dei cambiamenti climatici, secondo Fiocco la “perturbazione energetica” introdotta dai gas serra derivanti dalle attività umane si aggiungerebbe ad una “variabilità naturale” che si manifesta in cicli lenti. Mentre, dalle misure della temperatura globale di oggi, emerge una variabilità molto rapida e un'estremizzazione dei fenomeni, che di recente appare ben correlata con l'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera.

Fiocco tiene poi a sottolineare la complessità del lavoro del climatologo che deve distinguere, tra la teoria, necessaria per l'interpretazione dei dati e per fare previsioni o proiezioni per i quali ci si deve riferire a modelli numerici, dalle osservazioni che si rifanno ad una fenomenologia molto vasta. “I modelli numerici – mette in guardia – sempre più complessi e impenetrabili risultano accessibili solo ai pochi centri di ricerca che hanno le risorse umane e di calcolo per poterli gestire”.

Riduzione della CO2: non si può attuare

Bascula

iva poi al punto cruciale e alla domanda che fare? “Una riduzione delle emissioni di anidride carbonica in grado di contrastare o rallentare i cambiamenti climatici indotte dalle attività umane non si può attuare – nota l'accademico senza mezzi termini – senza incidere in modo significativo sulle attività industriali, sui trasporti, sui consumi e, quindi, sulle abitudini dei cittadini. Ciò rende potenzialmente impopolare, oltre che economicamente gravoso, qualsiasi intervento politico”.

Secondo Fiocco anche il ricorso a sorgenti alternative capaci di coprire l'attuale fabbisogno energetico appare difficile e di non rapida attuazione, a meno che non si punti sulla ricerca scientifica e tecnologica in modo deciso e tempestivo. Ma purtroppo, come fa notare “questo è un settore percepito spesso come un costo per la comunità piuttosto che come una potente arma di sviluppo e di benessere”.

Non manca di ricordare le inadempienze degli stati verso il protocollo di Kyoto (1997) che aveva l'obiettivo di contenere le emissioni dei gas serra ai livelli del 1990, e che è stato del tutto disatteso e persino non ratificato da diversi paesi, tra questi gli USA e l'Australia.

Anche l'Italia, fa notare, non è riuscita a stare al passo con le indicazioni del concordato, anzi, risulta che le sue emissioni siamo aumentate del 13% e mentre queste aumentavano, venivano ridotto i finanziamenti alla ricerca

Per fortuna come sottolinea Fiocco, in mancanza di un programma nazionale sul clima, in Italia le ricerche sul clima sono state supportate per anni dai programmi spaziali (in analogia alla NASA) e dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, sorgenti anch'esse quasi del tutto inaridite.

La verità è che, malgrado oggi il clima occupi tanto spazio sui giornali e impegni i politici, per anni c'è stato, come osserva amaramente Fiocco “ un progressivo disinteresse governativo negli impegni di riduzione delle emissioni e nel campo della ricerca sul clima”. A questo si aggiungono le “prese di posizione di vari esponenti politici che hanno messo in dubbio l'intera problematica dei cambiamenti climatici sulla base delle opinioni controverse di un limitato numero di scienziati.

L'esistenza di opinioni discordanti, però, non giustifica l'inazione e il decidere di non decidere risulta sempre deleterio.

Compito del politico – conclude Fiocco – è sempre quello di scegliere e di decidere, anche e soprattutto nelle situazioni di incertezza, cercando soluzioni e compromessi che tengano conto di fattori diversi, ma anche rispettino le opinioni degli esperti e siano utili per gli interessi nazionali.

La situazione, ora, appare più complicata e difficile da gestire per recuperare il tempo perduto: è inutile, infatti, nascondere le attuali difficoltà economiche del paese”:


Clima del Mediterraneo

Meno pioggia e più caldo

Intervista al climatologo Antonio Navarra - Rita Lena - Apcom
Igrometro

Alla fine di questo secolo la temperatura media nel Mediterraneo sarà di diversi gradi più alta, ma, soprattutto, diminuiranno sull'area mediterranea le precipitazioni di un 20-25% .

È quanto previsto da un set di scenari climatici che prendono in considerazione il Mediterraneo, realizzato da ricercatori italiani nell'ambito dei lavori sui cambiamenti climatici. Gli scenari riguardano il clima nel Mediterraneo per i prossimi 70 anni e sono stati inseriti nella banca dati dell'International Panel on Climate Change (IPCC).

“Si tratta di quantità significative che, nonostante su queste valutazioni ci sia spesso una fascia di incertezze che va da un minimo di 10 ad un massimo di 40, è piuttosto preoccupante e ci deve far considerare seriamente questi scenari per cominciare subito a progettare una qualche strategia di risposta”.

È quanto ha spiegato ad Apcom Antonio Navarra, climatologo, uno degli autori del lavoro, dell' Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del neo Centro Mediterraneo per i cambiamenti climatici, formato dall'INGV e da altri organismi per affrontare e studiare tutte le tematiche di natura interdisciplinare relative al clima. Navarra, come revisore dei lavori, ha partecipato attivamente, insieme ad altri suoi colleghi italiani, tra questi Vincenzo Artale, Enea, e Elisa Manzini, INGV, al lavoro tecnico preparatorio dell'IPCC per la valutazione dei cambiamenti del clima a livello globale.

“Ora siamo alle battute finali. Stiamo lavorando su un documento condiviso di poche decine di pagine che sintetizzerà quelli che sono i risultati di un lungo e faticoso lavoro tecnico raccolto in ben tre volumi, centinaia di pagine, realizzato da numerosi scienziati di diversi paesi. Si tratta del documento che verrà presentato ufficialmente dall'IPCC qui a Parigi venerdi 2 febbraio”.

Come è già stato largamente anticipato nei giorni scorsi, i cambiamenti climatici in corso sono dovuti per quasi il 90% alle attività umane e da Parigi, come anticipa Navarrà, verrà chiaro il monito che i governi di tutto il mondo non potranno più ignorare come sta cambiando il clima e, soprattutto, come sta cambiando l'atmosfera del nostro pianeta.

“Noi stiamo cambiando la composizione della nostra atmosfera – conferma Navarra. Stiamo aggiungendo anidride carbonica, ossido di azoto e metano”. Questo porterà ad un aumento delle temperature per il 2100 dai 2.0 ai 4.5, mentre l'innalzamento del livello dei mari sarà, secondo Navarra, di poche decine di centimentri. Ma è un dato sul quale ci sono molte incertezze e sul quale è difficile fare quantificazioni definitive in quanto molti processi non sono ancora conosciuti bene.

Di fronte a queste previsioni, viene un dubbio: tutti questi modelli climatici, che contengono migliaia di parametri tra i più diversi e complicati tra di loro, tengono conto di quanto dice la teoria del caos sul famoso “effetto farfalla”, secondo il quale un piccolo battito di ali, e, quindi, un minimo movimento d'aria in una parte del globo, può scatenare una tempesta a migliaia di chilometri di distanza? In poche parole nel suo complicato lavoro, il climatologo se immette nel modello un dato lievemente sfasato, non rischia di ottenere una previsione altrettanto sfasata? Siamo sicuri che nelle valutazioni che verranno presentate fra tre giorni si sia tenuto conto di questo rischio?

“Certamente – risponde Navarra – noi sappiamo quali sono gli effetti che sono sorgente delle molte incertezze. Noi climatologi siamo però esperti a gestire questo tipo di sensibilità e, quindi, quando quantifichiamo le incertezze includiamo anche effetti come questo che hanno al loro interno la complessità delle interazioni. Penso proprio che i risultati del nostro lavoro siano fondati e non ci saranno cambiamenti all'ultimo minuto su quanto annunciato”.

I cambiamenti climatici sono in corso e ci sono ottime probabilità che siano dovuti all'attività umane e quindi non si possono più ignorare e bisognerebbe cominciare a fare qualcosa.

Il risultato di questo incontro sarà un documento condiviso di una decina di pagine sull'entità dei cambiamenti climatici, o meglio prima sull'entità dei cambiamenti nella composizione dell'atmosfera, perché noi stiamo cambiando proprio la composizione della atmosfera, di come è fatta. Stiamo aggiungendo anidride carbonica, ossido di azoto, metano. Poi ci sarà una valutazione di quelli che sono i cambiamenti climatici in atto come l'innalzamento del livello dei mari, l'aumento delle temperature , precipitazioni, ecc. I valori sono quelli già annunciati, in questa fase non si ridiscute il risultato del lavoro tecnico, ma solo come sintetizzare centinaia di pagine in una decina di cartelle in un documento più snello ma che raccolga l'essenza del lavoro. Dopo venerdi, potremo discutere in dettaglio.

Il contributo italiano?

L'Italia ha partecipato con numerosi scienziati a tutto il lavoro, abbiamo contribuito realizzando per la prima volta un set di scenari climatici per il prossimo secolo che sono stati inseriti nella banca dati dell'IPCC in California. Un lavoro importante che riguarda il Mediterraneo per i prossimi 70 anni. Indicano, sostanzialmente, che alla fine di questo secolo la temperatura media nel Mediterraneo sarà diversi gradi più alta, ma soprattutto diminuiranno del 25% le precipitazioni sull'area mediterranea, che è una quantità significativa che, nonostante ci siano incertezze su queste valutazioni con fascia dimargini di errore che potrebbe oscillare da un meno 10% ma anche fino ad un massimo del 40% in meno (fascia di incertezza intorno a questo numero).

Termometro su pack

Cosa vuol dire questo che dobbiamo cominciare a considerare seriamente questi scenari e cominciare subito a disegnare una qualche strategia di risposta.

Il Mediterraneo risponde non direttamente alle precipitazioni, ma all'oceano attraverso lo Stretto di Gibilterra, che andrebbe a compensare la diminuzione di introito d'acqua dalla diminuzione delle precipitazioni.

Ma è vero che con l'innalzamento del livello del mare molti chilometri di coste italiane rischiano di essere inghiottite dalle acque?

Il livello del mare è la questione sulla quale ci sono maggiori incertezze, perché non sono effetti lineari tra temperatura e livello del mare. Le stime sono di decine di centimetri che possono in ogni caso costituire un problema. E' un parametro pieno di incertezze che non si riesce a quantificare perché molti processi non sono conosciuti bene.

Tutte queste previsioni si basano su modelli climatici nei quali vengono messi parametri metereologici diversi o serie storiche climatiche , c'è un paradosso del caos, farfalla; se uno di questi parametri è leggermente sfasato non c'è il rischio che anche la previsione non sia corretta o addirittura abnorme? Certamente, ed è proprio questo effetto che determina le incertezze (la sorgente delle incertezze), siamo esperti a gestire questo tipo di sensibilità e complessità e quindi quando quantifichiamo le incertezze includiamo anche effetti di questo tipo sapendo che i modelli hanno una certa sensibilità intrinseca dovuto alla complessità delle interazioni al loro interno.

Stiamo cercando di ufficializzare e trovare la forma riassuntiva di presentare un lavoro lungo, un documento che rappresenterà un punto fermo. Valutazioni (IPCCComitato scientifico). Noi ci limitiamo a fornire la base scientifica che speriamo sia onesta.

Antonio Navarra revisore partecipato insieme a Elisa Manzini (INGV)editore di revisione, Vincenzo Artale ha partecipato ad un capitolo, io (INGV) stesso sono stato reviwer e hanno partecipato altri scienziati italiani. Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici formata dall'INGV assieme ad altri istitutuzioni proprio per la natura interdisciplinare dei cambiamenti climatici , quindi abbiamo ritenuto opportuno metterci insieme dallo scorso anno e pensiamo di dare un impulso alle ricerche in questo settore, sede principale a Lecce e altre sedi in quasi tutt'Italia, una rete rinforzata dove sono state sfruttate le competenze dove esistevano, rafforzandole e mettendole in grado di competere con organismi più grandi.