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Domenico De Maio

Turbamenti olfattivi

Odore di femmina, di malattia, di malato, di santità

Laruffa Editore, Pagine 236, Prezzo euro 20,00
Recensione di Giuseppe Prunai
Libro: Turbamenti Olfattivi

Dopo l'autobiografico “Percorrenze” (un testo di grande delicatezza, che ho recensito più di un anno fa su Tabloid) Domenico De Maio licenzia alle stampe un nuovo libro di taglio completamente diverso. Lo si direbbe un saggio scientifico-storico-filosofico, (ma al tempo stesso è anche un libro divulgativo) su un argomento insolito, l'olfatto, ma soprattutto ciò che l'olfatto recepisce (cioè l'odore – odore cattivo, nauseabondo insomma tanfo oppure buono, buonissimo, profumo), il messaggio che ogni odore trasmette, gli effetti di questo messaggio sulla psiche.

Il prof. Domenico De Maio, primario emerito di psichiatria dell'Ospedale “Fatebenefratelli” di Milano non è nuovo a questa tematica. Nel 1996 pubblicò, infatti, una monografia su “Le allucinazioni olfattive dei malati psichici”. Fu il punto di partenza di una continua ricerca inserita in una poliedrica attività scientifica documentata da oltre duecento pubblicazioni.

Questo libro è, insomma, un punto di arrivo di una complessa indagine e di una laboriosa riflessione e, speriamo, nuovo punto di partenza per altri lavori sui misteri che regolano la comunicazione fra le persone, perché l'odore è anche una forma di comunicazione.

Si dice sempre – e ben lo sa il giornalista che lavora per la radio o la TV – che il linguaggio (cioè il veicolo di cui ci serviamo per trasmettere il nostro pensiero) è un sistema binario, fatto di parola e di immagine. In realtà, è un sistema quinario perché la comunicazione fra due individui si sostanzia nell'uso di tutti i cinque sensi. Perché esiste un linguaggio del tatto, del gusto e dell'odorato oltre che della vista e dell'udito. Contrariamente a quanto si pensa, l'uso di tatto, gusto e olfatto nella comunicazione interpersonale, non è propria soltanto della comunicazione non formale, di un rapporto molto stretto, confidenziale, intimo. Una comunicazione tattile può essere, ad esempio, una semplice e formale stretta di mano. Ed una stretta di mano comunica sensazioni positive o negative. Anche il linguaggio dell'odore (ma anche quello del sapore visto che olfatto e gusto vanno spesso a braccetto) può suscitare simpatia o repulsione. E l'odore è una forma di comunicazione che si potrebbe definire involontaria. Ogni individuo ha l'odore che ha e non lo può certo mascherare (anche se lo può attenuare, esaltare, correggere).

Mi sono accostato a questo saggio di De Maio con uno scarso bagaglio di conoscenze sul tema. Solo la lettura di “Profuno” di Süskind (ma il protagonista, il giovane Grenouille, è uno psicopatico dedito al piacere solitario e perverso di respirare il profumo distillato dalle proprie vittime) e qualche esperienza e riflessione personale su sensazioni olfattive che hanno avuto il potere di rievocare immagini ed emozioni dell'adolescenza che credevo ormai sepolte, se non del tutto cancellate, nei meandri più reconditi della psiche. Perciò sono stato costretto a ripercorrere con De Maio tutte le tappe della conoscenza dell'argomento che lui squaderna capitolo dopo capitolo.

L'introduzione al libro riporta alla memoria numerosi autori e il significato palese o nascosto che questi assegnano di volta in volta, di situazione in situazione alla percezione degli odori. Leggendo la “La Montagna incantata”, di Thomas Mann, sembra di sentire (ma è esato questo verbo o si dovrebbe ricorrere al più esatto, ma orribile e animalesco “olfatare”?) l'odore del sanatorio di Davos, mentre nella Madame Bovary di Flaubert sono presenti i profumi del vento e dei lillas che evocavano dolci ricordi in Emma. Baudelaire parla dell'olfatto come di una soffocante potenza evocatrice, mentre Theophyle Gautier, ossessionato dai ricordi, conta sulla solidità degli “antichi odori” perché lo aiuti “a trasporre la sua anima”. E si potrebbe continuare all'infinito con citazioni letterarie passando per Proust, Oscar Wilde, D'Annunzio, l'ormai dimenticato Pierre Loti, Corrado Alvaro e il contemporaneo Camilleri. Per non dire di Freud e dei suoi seguaci. Freud elaborò svariate teorie sulle percezioni olfattive, soprattutto sul cosiddetto feticismo olfattivo.

Da qui a parlare dell'odore di femmina il passo è breve. Ancora letteratura: Don Giovanni e Casanova, Tolstoj, Zola, Henry Miller per ricordare solo alcuni dei personaggi e degli autori alle cui citazioni De Maio fa ricorso per costruire una storia su come viene recepito l'odore della donna, sui suoi effetti, positivi e negativi, sempre soggettivi. Si sarebbe potuto scrivere un intero libro sull'odore della donna, della sua autonomia ed eteronomia, dei suoi effetti sul mondo circostante che potremmo definire, azzardando un po', una sociologia del profumo. Una donna che nel libro viene sempre chiamata femmina, non si capisce in quale accezione del vocabolo. Se in quella scientifica che distingue i due sessi di una stessa specie, o in quella letteraria, carica di significati sensuali che vanno ben al di là della scienza. Forse, in entrambe.

Poche, le notizie, invece, ma non per colpa del De Maio, sull'odore dell'uomo, che per coerenza avrebbe dovuto essere chiamato maschio. La letteratura è avara al riguardo, ma molto antica. Plutarco, Cicerone, Publio Cornelio Scipione, e i più moderni Goncourt, Monin. Ma sull'odore del maschio non c'è la retorica con la quale si disserta su quello della femmina. Probabilmente perché l'argomento non è stato trattato (o lo è stato assai poco) dalle scrittrici.

Quasi a concludere il libro, il tema dei feromoni che chi scrive questa nota, nella propria ignoranza, immagina come le particelle elementari dell'odore. Mutuando dalla fisica nucleare, si potrebbe forse dire che i feromoni stanno all'odore come le particelle subatomiche stanno all'atomo o ripensando al rapporto fonemi/suoni in fonologia dove i primi sono i componenti dei secondi.

Scrive De Maio: “Esiste, biologicamente parlando, un odore-messaggio di femmina? Parrebbe di sì e la chiave di lettura sembrerebbe affidata ai feromoni. Si tratta di sostanze volatili, veri e propri messaggi chimici rilasciati da un soggetto nel suo ambiente e dotati di effetti fisiologici e/o comportamentali sugli altri membri della stessa specie. Il loro raggio d'azione è sovente notevole: di undici chilometri per alcune farfalle notturne e di tre per la cagna in calore”.

Colpisce l'alto contenuto scientifico del paragrafo sui feromoni ma anche la prudenza dell'esposizione, affidata a molti condizionali. Un uomo di scienza non poteva fare diversamente.

La stessa prudenza ritroviamo nel capitolo sull'odore di santità. Quel profumo di violette, di rosa, di gelsomino, d'incenso o di pane appena sfornato che promanerebbe dal corpo di alcuni uomi e donne eletti alla gloria degli altari. L'autore osserva che potrebbe trattarsi “di una sorta di contagio olfattivo psichico nel senso che la credenza fideistica o l'attesa dell'evento.... abbia dato a quest'ultimo un significato di realtà, ossia di fisicità”. In parole molto povere, si potrebbe dire che, come esistono le allucinazioni visive (vedere cose che non ci sono) e quelle acustiche (sentire voci e suoni inesistenti) esistono anche le allucinazioni olfattive. Si tratta, ovviamente, di fenomeni generati noi stessi e da noi stessi recepiti senza il filtro critico della ragione e come se si trattasse di due persone diverse.

Il libro si conclude con due capitoli che solo il medico poteva scrivere: “Anatomia e fisiologia dell'olfazione”e “Patologie dell'olfatto e l'olfatto nelle varie patologie” e un glossario degli aromi storici. Il tutto corredato da un'abbondante bibliografia, che riteniamo estremamente preziosa per chi voglia percorrere la stessa strada. Per costui, il libro di De Maio sarà una preziosa “summa” storica e scientifica ed una solida base di partenza.