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4 novembre 1966 - 4 novembre 2006

A quarant'anni dalla catastrofica alluvione che sommerse molte località italiane

Venezia sommersa: cosa accadde e cosa poteva accadere

In occasione del quarantesimo anniversario della disastrosa alluvione, l'Ismar-Cnr ha organizzato, il 31 ottobre scorso, una conferenza su analisi meteo-oceanografiche e prevedibilità degli eventi meteorologici eccezionali.

Piazza S.Marco il 4 novembre 1966
Foto storica: Piazza S. Marco il 4 novembre 1966.

Bastarono solo tre giorni di pioggia battente nel Nord e nel Centro Italia. Molti fiumi strariparono e una terribile alluvione si abbatté su molte città situate sul mare e ai margini dei grandi corsi d'acqua, prima fra tutte Firenze, ma anche Trento, Siena e Venezia. In piazza San Marco, che si trova a circa 50 cm sul livello medio del mare, l'acqua raggiunse l'altezza di 150 cm. La città, isolata e assediata dall'acqua per quasi 24 ore, fu del tutto impreparata ad affrontare l'anomalo allagamento.

Con i mezzi di previsione meteorologica disponibili oggi la tragica alluvione di Venezia del 4 novembre 1966 avrebbe provocato danni, umani e materiali, meno ingenti, poiché fin da sei giorni prima si avrebbe avuto sentore dell'approssimarsi dell'evento. A quarant'anni di distanza da quella marea eccezionale ci si interroga su come siano andate veramente le cose nella Laguna veneta e ci si chiede quali probabilità ci siano che un fenomeno di tale portata possa ripetersi. L'Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Venezia ha presentato il 31 ottobre scorso, a Palazzo Franchetti, nell'ambito della conferenza “Venezia 4 novembre 1966 – cosa sarebbe potuto succedere – la prevedibilità oggi”, gli interessanti risultati di una ricerca effettuata per illustrare, tra l'altro, la criticità di quella situazione e cosa sarebbe potuto succedere qualora l'evento avesse avuto un sia pur limitato spostamento temporale.

“Il fatto notevole è che l'inondazione di Venezia avrebbe potuto essere molto più tragica se non vi fosse stata la situazione favorevole di una marea astronomica (quindi indisturbata) negativa. Qualora l'evento meteorologico fosse avvenuto cinque ore prima, in fase con il massimo di marea astronomica, il livello totale raggiunto a Venezia sarebbe stato non di 1,94 metri (dato registrato sul livello medio del mare) ma di circa 2,30 metri”, spiega Luigi Cavaleri, direttore dell'Ismar-Cnr.

La rianalisi della storia meteorologica degli ultimi 45 anni (1957-2002), completata presso il Centro Meteorologico Europeo (ECMWF, Reading, Gran Bretagna), ha permesso all'Ismar di analizzare i dati del passato con i mezzi moderni (modelli numerici e calcolatori), fornendo una visione, in particolare del 4 novembre 1966, molto più chiara e dettagliata di quanto disponibile all'epoca.

I risultati concernono sia il livello di marea sia le altezze d'onda nel nord Adriatico e i calcoli indicano che furono raggiunti valori superiori agli 8 metri (con singole onde fino a 14-16 m di altezza). Il centro storico veneziano e le isole si ritrovarono sommerse da più di mezzo metro d'acqua, con conseguenti gravi danni al patrimonio artistico, mentre il mare dilagava nell'intero litorale per un fronte di oltre tre chilometri. L'isola di Pellestrina, duramente colpita, subì l'evacuazione di più di duemila persone, e nella stessa Venezia oltre milleduecento persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Oltre il settantacinque per cento delle attività commerciali e artigiane venne seriamente danneggiato e migliaia di tonnellate di merci e materiale divennero inutilizzabili, per un totale di danni che ammontò a circa quaranta miliardi di lire.


Cosa accadde il 4 novembre 1966?

Un articolo del prof. Luigi Cavalieri, Direttore dell'Istituto di scienze marine del CNR di Venezia, in esclusiva per il sito UGIS

La perturbazione meteorologica che colpì l'Italia fra il 3 e 4 novembre 1966 fu un fatto eccezionale sia per le conseguenze, che per l'intensità dell'evento e come si svolse. Basti pensare che in certe località del Friuli caddero in un giorno (misurati) 750 mm di pioggia, che è di poco inferiore alla quantità annuale che cade nel nostro paese. I venti sull'Adriatico superarono i 90 km/h, e probabilmente più elevati nel mezzo dell'Adriatico. La mareggiata che ne seguì fu la più intensa su questo mare degli ultimi 130 anni, distruggendo difese a mare secolari ed asportando enormi quantità di spiagge, la cui sabbia fu per sempre persa sul fondo del mare al largo.

All'epoca non vi fu in pratica previsione dell'intensità' dell'evento. A distanza di 40 anni ci siamo posti la domanda se ciò fu dovuto ad una carenza di dati e se semplicemente le metodologie dell'epoca non erano sufficienti. In effetti il divario esistente sia per il volume di informazione che per i metodi di calcolo (modelli numerici e calcolatori) fra il 1966 ed oggi e' enorme. In un certo senso è come parlare di preistoria.

Oggigiorno i satelliti ci forniscono continuamente la fotografia di cosa avviene a livello meteorologico ed in particolare sul mare. Per strano che possa sembrare i satelliti ci forniscono continuamente una fotografia del vento (intensità e direzione) e delle onde (altezza, direzione e, sia pur con una certa approssimazione, periodo e lunghezza) su tutti i mari ed oceani del globo. Questi dati servono a dare una fotografia sempre più precisa della situazione attuale, il che permette di partire con le previsioni con una buona affidabilità.

Per quanto riguarda i calcolatori, la loro potenza è aumentata in maniera impensabile a suo tempo. La velocità di un calcolatore si misura in numero di operazioni (moltiplicazioni, addizioni, radici quadrate, ecc.) al secondo (flops). Lo schema che segue dà un'idea del cambiamento.

1960103 flops = 1'000 flops
1970105 flops = 100'000 flops
1980107 flops = 10'000'000 flops
1990109 flops = 1'000'000'000 flops
20001011 flops = 100'000'000'000 flops
20101013 flops = 10'000'000'000'000 flops

Questo ha permesso di aumentare enormemente il numero di punti con cui si descrive la superficie terrestre (risoluzione), e quindi di descrivere meglio tutti i fenomeni fisici che concorrono nell'atmosfera all'evoluzione del tempo.

Il problema per gli eventi del passato è comunque la disponibilità dei dati meteorologici. Fortunatamente il Centro Meteorologico Europeo (ECMWF, Reading, Gran Bretagna), da cui derivano tutte le previsioni che ascoltiamo ogni giorno, ha effettuato una rianalisi della storia dell'atmosfera dal 1957 al 2002, 45 anni, rianalizzando i dati esistenti e fornendo una fotografia continua di quanto successo da allora ad oggi. Noi abbiamo utilizzato questi dati (quelli per il periodo di interesse) spingendo però la risoluzione, usando in pratica quella operativa oggigiorno (risoluzione circa 25 km). In pratica la domanda che ci siamo posti è la seguente: se all'epoca avessimo avuto i mezzi e le conoscenze oggi disponibili, cosa avremmo potuto fare? Noi ci siamo messi nei panni del revisore dell'epoca, ma con i nostri calcolatori, ed abbiamo fatto le previsioni come fossimo nei giorni 3 nov, 2 nov,…, fino a partire dal 29 ott, 6 giorni prima dell'evento. Il risultato, scientificamente notevole, è stato che fin da 6 giorni prima sarebbe stato possibile dire che si stava preparando qualcosa di eccezionale.

Confronto tra misure, analisi e previsioni
L'andamento di marea a Venezia secondo le registrazioni, l'analisi a posteriori e le previsioni effettuate partendo dai dati dei giorni precedenti.

La situazione meteorologica, in pratica i campi (distribuzione spaziale) di vento e di pressione atmosferica sono stati usati per guidare un modello del livello marino ed uno delle onde. I risultati mostrano che già 6 giorni prima il livello marino era previsto con errori trascurabili (10-20 cm, 2-3 ore) dal punto di vista pratico dell'annuncio alla popolazione.

Non esistono dati misurati di onda per il 1966. Si conoscono solo le conseguenze. Il calcolo col modello indica che le altezze d'onda nell'Adriatico superarono gli 8 m intesi come altezza significativa, una specie di media-alta di cosa avviene in mare. Ciò implica che nell'arco di qualche ora vi siano onde tipicamente il doppio, quindi superiori ai 15-16 m.

Le onde in Adriatico il 4 novembre 1966
Distribuzione dell'altezza d'onda nell'Adriatico a mezzogiorno del 4 novembre 1966.

Questi modelli descrivono con equazioni la fisica del fenomeno, risolvendo poi le equazioni al calcolatore, ed usando come informazione in ingresso quella meteorologica. La potenza dei calcolatori permette di descrivere con molto dettaglio spaziale cosa avviene. Questi modelli sono estremamente affidabili, in quanto sono basati unicamente sulla fisica dei processi, senza nessuna semplificazione. In particolare il modello WAM usato per le onde e' il modello più diffuso al mondo, operativo presso tutti i maggiori centri meteo-oceanografici dei continenti.

I calcoli eseguiti per il 4 nov 1966 sono stati ripetuti per quello che è il secondo evento classificato per acqua alta, cioè il 22 dic 1979. la metodologia seguita è la stessa, ed i risultati confermano anche in questo caso la predicibilità con molti giorni di anticipo. Ciò indica che oggigiorno, a maggior ragione visto il volume di dati disponibili, e' possibile disporre di tale previsione, anche se un'operatività' in questo senso richiede uno studio più approfondito.

Luigi Cavaleri